Da anni sviluppiamo sistemi digitali per gestire ciò che accade nel mondo reale. Raccogliamo dati, monitoriamo processi, colleghiamo dispositivi e realizziamo piattaforme che ci permettono di capire cosa sta succedendo.
I Digital Twins portano questo concetto un passo oltre.
Invece di limitarsi a memorizzare informazioni su qualcosa che esiste nel mondo reale, un sistema digitale ne crea una rappresentazione dinamica, capace di aggiornarsi man mano che cambia la realtà che rappresenta. Questo “gemello” può rappresentare un dispositivo, un edificio, un processo o persino un sistema molto più complesso.
Ma l’aspetto più interessante è che dietro non c’è soltanto un modello visivo. C’è un intero ecosistema software.
Un Digital Twin è molto più di un modello 3D
Un Digital Twin deve essere collegato alle informazioni provenienti dal sistema reale. Sensori e dispositivi IoT possono generare dati. Le API possono trasmetterli. Le piattaforme cloud possono elaborarli e archiviarli, mentre applicazioni e sistemi di analisi possono trasformarli in informazioni utili.
In questo modo, la rappresentazione digitale non rimane statica. Si evolve insieme al sistema fisico che rappresenta. È proprio qui che un Digital Twin smette di essere un semplice modello e diventa un sistema software connesso al mondo reale.
Dietro un “gemello” digitale ci sono molti sistemi reali
A prima vista, un Digital Twin può sembrare una singola tecnologia. In realtà, è il risultato dell’interazione tra diverse tecnologie.
I dati devono essere raccolti da fonti differenti. I dispositivi devono comunicare. I sistemi devono essere integrati. Le informazioni devono avere struttura e contesto. L’infrastruttura deve essere in grado di adattarsi ai cambiamenti e le applicazioni devono rendere le informazioni comprensibili e utilizzabili.
IoT, API, cloud, architettura dei dati, analytics e applicazioni software diventano così parte della stessa architettura. La sfida, quindi, non consiste semplicemente nel creare un gemello digitale. Consiste nel costruire il flusso di informazioni che lo mantiene connesso alla realtà.
I Digital Twins sono una sfida software tanto quanto una sfida legata al mondo fisico
Quando osserviamo il Digital Twin di un edificio, di un’infrastruttura o di un processo, è facile concentrarsi sull’elemento fisico rappresentato. Ma la capacità di creare e mantenere quella rappresentazione dipende dal software.
Servono integrazione tra tecnologie diverse, gestione continua dei dati, comunicazione tra sistemi, sicurezza, scalabilità e un’architettura capace di evolvere. In questo senso, i Digital Twins riflettono anche un cambiamento più ampio nella direzione in cui sta evolvendo il software engineering.
Non stiamo più costruendo soltanto sistemi che attendono un input dall’utente per restituire un risultato. Sempre più spesso sviluppiamo sistemi costantemente connessi agli ambienti che rappresentano.
Come afferma Ermal Beqiri, fondatore di ALSoft:
“Il valore dei Digital Twins non sta nella creazione di una copia digitale, ma nel modo in cui viene utilizzata. Dati reali, simulazione e analisi si combinano per comprendere il sistema e valutare i cambiamenti prima che vengano applicati nel mondo fisico.”
Integrazione, cloud, dati, IoT e applicazioni non funzionano più necessariamente come tecnologie separate. Quando vengono costruiti su un’architettura condivisa, possono dare vita a sistemi che non si limitano a elaborare informazioni, ma riflettono in modo dinamico ciò che accade nel mondo reale.
Ed è forse proprio qui che si trova l’aspetto più interessante dei Digital Twins: il mondo fisico e quello digitale non vengono più considerati come due sistemi separati, ma come due parti dello stesso flusso di informazioni.
