L’integrazione dei sistemi ha sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo software. Le API hanno creato un modo standardizzato per consentire alle applicazioni di scambiarsi dati e utilizzare le rispettive funzionalità.
Oggi, con lo sviluppo degli agenti AI, sta emergendo una nuova esigenza: i sistemi non devono più soltanto scambiarsi informazioni, ma agenti diversi devono anche essere in grado di collaborare e delegarsi attività.
È qui che entra in gioco Agent2Agent Protocol (A2A), uno standard aperto progettato per la comunicazione tra agenti AI.
Per le aziende che sviluppano e integrano sistemi software, questo apre un nuovo capitolo nell’interoperabilità.
Dall’integrazione tra applicazioni all’integrazione tra agenti
In un’architettura tradizionale, un sistema può utilizzare l’API di un altro sistema per richiedere o inviare informazioni.
Con A2A, questa interazione fa un passo avanti.
Un agente può identificare le capacità di un altro agente, delegargli un’attività e riceverne il risultato, anche quando i due sono costruiti su tecnologie diverse.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nei sistemi enterprise, dove un singolo processo può coinvolgere diverse applicazioni, database e servizi. Invece di costruire ogni collegamento tra agenti come un’integrazione separata, A2A mira a definire un metodo di comunicazione comune.
Un nuovo standard nell’architettura software
A2A non sostituisce le API o le integrazioni esistenti. Aggiunge un ulteriore livello nei sistemi in cui gli agenti AI diventano parte dell’architettura.
Anche la distinzione rispetto a MCP (Model Context Protocol) è importante. MCP consente a un sistema AI di connettersi a strumenti, API e fonti di dati, mentre A2A si concentra sulla comunicazione e sulla collaborazione tra gli agenti stessi.
Nella pratica, queste tecnologie possono coesistere all’interno della stessa architettura: un agente può interagire con i sistemi esistenti tramite API e MCP, mentre A2A gli consente di collaborare con altri agenti.
Cosa cambia nello sviluppo dei sistemi?
Per noi, l’aspetto più interessante di A2A non è soltanto il protocollo in sé, ma la direzione che indica per l’evoluzione dello sviluppo software.
Se gli agenti AI diventano parte dei sistemi enterprise, l’architettura dovrà definire non solo come comunicano le applicazioni, ma anche come gli agenti si individuano tra loro, come vengono delegate le attività, come viene controllato l’accesso e come vengono monitorate le loro interazioni.
L’integrazione, quindi, non scompare. Al contrario, diventa ancora più importante.
Come afferma Ermal Beqiri, fondatore di ALSoft:
“A2A introduce un nuovo livello nell’integrazione dei sistemi. Quando gli agenti AI diventano parte dell’architettura, non è più sufficiente collegarli ai dati e alle applicazioni esistenti. È necessario definire anche come comunicano e collaborano tra loro, mantenendo il controllo e la sicurezza dell’intero sistema.”
Per un’azienda di sviluppo software, questo è anche uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione di A2A: gli agenti AI non stanno soltanto dando vita a nuove applicazioni. Stanno introducendo un nuovo tipo di componente che deve essere integrato nell’architettura esistente.
